Ecco il “diploma”, l’attestato di partecipazione alle Primarie del PD

 

 

“Siamo giunti fin qui: finalmente i democratici hanno un partito. Una casa comune, grande e nuova.  Adesso un’Italia nuova”.

E’ quanto si legge sull’attestato di partecipazione alle primarie del 14 ottobre, presentato oggi dal segretario, Walter Veltroni, agli oltre 100 coordinatori provinciali nel corso della riunione che si è svolta all’hotel Massimo D’Azeglio.

Per il momento, infatti, il Pd non avrà tessere, ma riconoscerà a tutti quelli che hanno partecipato alle elezioni di due mesi fa la qualifica di Fondatore del Partito democratico o nel caso delle donne, di Fondatrice del Partito democratico.
Il certificato sarà consegnato agli elettori che a Ciampino ed in Italia hanno partecipato alle primarie del Partito Democratico, in occasione della nascita dei circoli locali del PD.

9 Risposte a “Ecco il “diploma”, l’attestato di partecipazione alle Primarie del PD”


  1. 1 Vitaliano Giglio 6 Dicembre 2007 alle 12:07

    Non mi piace la proposta di Veltroni di un ritorno al proporzionale. E’ un passo indietro per la democrazia nel nostro paese.

  2. 2 Vitaliano Giglio 6 Dicembre 2007 alle 12:16

    Sebbene comprenda che l’argomento del post sia diverso (d’altro canto parlare del diplomino mi pare poca cosa), avrei piacere che qualcuno si esprimesse sulla secca affermazione del messaggio precedente.
    Tutti i cittadini sanno che la stabilita politica del futuro è legata al rinnovo della legge elettorale. Ma oggi, anzichè tentare di stanare Berlusconi, occorre sostenere l’azione di risanamento e redistribuzione delle risorse in cui è impegnato il governo con il varo della finanziaria.

  3. 3 Antonio D'Agostino 7 Dicembre 2007 alle 7:46

    Caro Vitaliano, sono assolutamente d’accordo con te. Il ritorno al proporzionale è un passo indietro di almeno 14 anni, ovvero prima dell’introduzione del maggioritario nei comuni, nelle provincie, nelle regioni e – seppur corretto all’italiana – nel parlamento italiano.

    Io sono un convinto sostenitore della proposta di legge del “Sindaco d’Italia” abbinata ad uno sbarramento al 5% per l’ingresso in parlamento e ad una drastica riduzione del numero dei parlamentari.

  4. 4 Renato 10 Dicembre 2007 alle 8:22

    Egregio Sig. Giglio, temo che in Italia più che un problema di schemi ci sia un problema di qualità delle persone che scendono in campo. Credo che il sistema proporzionale sia più adatto per un paese come l’Italia che storicamente è composto da numerose sfumature, che possono essere una complicazione ma che reppresentano anche un valore aggiunto a mio parere. Non credo che sia possibile ridurre le tante sfumature in due o tre colori primari perlomeno in Italia. Tornare 14 anni indietro significa rassegnarsi al fatto che in realtà con il maggioritario non si era fatto un passo in avanti, e i fatti lo dimostrano. Credo sià più logico integrare una qualsiasi riforma elettorale con una adeguata riforma costituzionale. Ma ciò che conta alla fine è la qualità di chi fa politica.

  5. 5 Vitaliano Giglio 11 Dicembre 2007 alle 10:06

    Gentile sig. Renato,
    è vero quello che lei dice, ma è altrettanto vero che le sfumature non devono diventare il pretesto per legittimare qualche ricattatore travestito da senatore o addirittura da partito.
    Per la prima volta in Italia con il maggioritario (che ha favorito la creazione di due poli principali), si è potuta attribuire la responsabilità degli effetti della condotta politica delle coalizioni e dei singoli partiti.
    La verità però secondo me è anche un’altra: la classe politica in generale trova molto più comodo assecondare i diffetti dei cittadini, che dare il meglio di se per riformare la società.
    Il CENSIS fa della nostra società un ritratto impietoso ma vero, in parte disperante.
    Ma non può finir così!

  6. 6 Renato 12 Dicembre 2007 alle 9:07

    E’ vero Sug. Giglio , il potere ricattatore dei partitini fa venire in mente i governi pentapartito della 1a Repubblica, ma non tutti i partitini sono uguali. A me ad esempio piace molto il partito dei consumatori (anche se non l’ho votato). Si ritorna al concetto che più che le formule e gli schemi conta la “qualità” e “l’educazione civica” della classe politica.

  7. 7 Renato 12 Dicembre 2007 alle 9:09

    Prego correggere : Sig.Giglio e non Sug. Giglio

  8. 8 Vitaliano Giglio 13 Dicembre 2007 alle 10:45

    Credo che consumatori preferiscano essere rappresentati in quanto cittadini.
    Senno è giusto anche un partito di venditori (sicuramente a qualcuno sarà simpatico),
    un partito di costruttori, un partito di affittuari, un partito di musicisti, un partito di ascoltatori un partito di pensionati, un partito di pagatori di pensioni, un partito di aviotrasportati, un partito di aviotrasportatori.
    E quanti crede che ne verrebbero fuori di partiti di consumatori? Avremmo quello del nord quello del centro e quello del sud, più aòltre varianti regionali o addirittura di micro aree omogenee. Immagino il partito dei consumatori di biscotti, che fa la guerra per l’egemonia sui consumatori di merendine.
    Gentile Renato, scusi lo scherzo, però se ci pensa bene lo scenario non poi così inverosimile!
    Saluti

  9. 9 Renato 13 Dicembre 2007 alle 11:17

    Certo, però il problema è che certi partitini come quelli dei Consumatori o dei Pensionati, nascono proprio perchè i grandi partiti non sono sufficientemente garanti dei diritti di queste categorie di cittadini. C’è voluta una proposta del partito dei Consumatori per abolire i costi delle ricariche dei celllari per fare un esempio.
    Comunque il discorso è estremamenre complicato così come la situazione politica italiana, e credo che le varie proposte di riforma elettorale non servano a più di tanto se non collegate ad una riforma dei rami del parlamento.


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